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14/07/2020
Emergenza Covid-19: la gestione dei rifiuti derivanti dall’uso di dispositivi di protezione individuale (DPI)

La pandemia da COVID-19 ha innescato una serie di sfide per molte attività economico-produttive, tra cui quelle relative alla corretta gestione dei rifiuti. Tutto ciò, non solo in ragione degli oneri derivanti dalla raccolta e dallo smaltimento di rifiuti a rischio infettivo ma soprattutto perché, oltre all’emergenza sanitaria, le aziende devono scontrarsi con un quadro normativo frammentario e confuso.
In tal senso, una delle problematiche più ricorrenti riguarda la tipologia di rifiuti derivanti dall’uso dispositivi di protezione individuale (DPI). Prima di esaminare in maniera approfondita la loro disciplina, scopriamo come vengono definiti.

Cosa sono i DPI

I dispositivi di protezione individuale (DPI) utilizzati in ambiti diversi da quello sanitario sono tutti gli strumenti che vengono utilizzati dalle aziende per garantire la sicurezza dei propri dipendenti e contrastare la diffusione del Covid-19.
L’utilizzo di guanti e mascherine sul luogo di lavoro solleva però il problema della corretta gestione dei rifiuti da DPI.
Attualmente, il quadro normativo per la gestione di questi rifiuti include ordinanze emanate nel periodo dell’emergenza sanitaria causata dalla pandemia che possono introdurre deroghe straordinarie e temporanee al regime legislativo ordinario del d.lgs n. 152/06.
Nonostante l’urgente necessità di trasporre in normativa nazionale le varie disposizioni in materia di smaltimento dei DPI, ad oggi non esiste una disciplina omogenea per tutto il territorio e le sole regioni in cui sono state emanate ordinanze contingibili e urgenti – previste dall’art. 191 d.lgs n. 152/06 – sono Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.
Per organizzazioni aziendali la procedura di gestione da adottare, in mancanza di deroghe specifiche, è quella dell’art 15 DPR 254/2003 che assimila i rifiuti derivanti da DPI ai rifiuti sanitari a rischio infettivo.

La corretta classificazione dei DPI

La classificazione dei dispositivi di protezione individuale è legata alla verifica della concentrazione delle sostanze pericolose presenti nei rifiuti da DPI.
Questi rifiuti devono essere smaltiti come materiali a rischio biologico, in quanto rifiuti speciali a rischio infettivo; solamente nel caso in cui è possibile escludere con certezza scientifica il rischio infettivo, i rifiuti sono da considerarsi non pericolosi.
Se invece, a seguito di una valutazione dei rischi, ci si trova nell’impossibilità pratica di valutare le caratteristiche di pericolosità del rifiuto, questo è da considerarsi a rischio infettivo.

La classificazione dei rifiuti come pericolosi e la conseguente attribuzione del codice CEER 18 01 03 implica che essi siano raccolti e smaltiti seguendo adeguate precauzioni per evitare il propagarsi dell’infezione.

Disciplina di gestione dei rifiuti pericolosi a rischio infettivo

Dato che il legislatore pone la responsabilità per la classificazione dei rifiuti in capo al produttore, in mancanza di indicazioni ufficiali, in ambienti in cui siano stati accertati casi di COVID-19, è opportuno che, in via precauzionale, i DPI usati siano gestiti come rifiuti speciali a rischio infettivo prodotti al di fuori delle strutture sanitarie e, come tali, disciplinati dal 15 DPR 254/2003.

Deposito temporaneo

Il deposito temporaneo di questi rifiuti nel luogo di produzione deve essere eseguito con particolari precauzioni per evitare la diffusione del Covid-19.
Più nello specifico, essi devono avere un doppio imballaggio -uno interno flessibile, l’altro esterno rigido- e recare il contrassegno di “Rifiuti sanitari pericoloso a rischio infettivo”. Esistono inoltre limiti temporali e quantitativi al deposito:

• 30 giorni per quantitativi inferiori a 200L
• 5 giorni per quantitativi superiori a 200L

Identificazione del fornitore per il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti

La classificazione dei DPI come rifiuti pericolosi a rischio infettivo comporta per l’azienda l’onere di individuare i fornitori autorizzati per il trasporto e l’intermediazione, la verifica può esser fatta attraverso l’Albo Nazionale Gestori Ambientali.

Regime sanzionatorio

A norma del d.lgs n. 152/06. 252 2006, il conferimento allo smaltimento urbano di rifiuti assimilati a quelli sanitari pericolosi è sanzionato con l’arresto da due mesi a sei anni e con l’ammenda da €2.600 a 26.000, mentre la violazione dei termini quantitativi o temporali del deposito è punito con l’arresto da tre mesi a un anno o con l’ammenda pecuniaria.

 

Remedia TSR è il consulente ambientale al fianco delle aziende , per guidarle verso una corretta gestione dei DPI non sanitari ed evitare sanzioni.

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